LE ATTIVITÀ ESTRATTIVE DELL’AZIENDA CARBONI ITALIANI NEL SULCIS

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Nel corso della seconda metà degli anni 30 del 900, nell’intento di trasformare il Sulcis in una attrezzata ed efficiente area industriale, capace di coprire il 25 per cento del fabbisogno nazionale di carbone, il governo conferì un vigoroso impulso all’ampliamento e alla valorizzazione del comparto estrattivo isolano.

 Lo strumento operativo di tale ambizioso progetto fu l’AcaI, Azienda Carboni Italiani, società statale istituita nel 1935 per il controllo e la gestione di tutti i bacini carboniferi dell'Italia ed in particolar modo, con la società Carbo-Arsa, del bacino carbonifero dell'Istria, nel territorio del fiume Arsa, dove erano presenti gli impianti della miniera di Arsia. A capo dell'azienda venne posto l'imprenditore Guido Segre, eroe del Carso durante la Grande Guerra, uomo di notevoli capacità appartenente ad una cospicua famiglia ebraica del Piemonte.

La Società Mineraria Carbonifera Sarda, nota anche come Carbosarda, anch’essa controllata dall’AcaI, fu dotata di consistenti finanziamenti statali. Con un’estesa campagna di sondaggi fu possibile delineare la mappa del bacino carbonifero sardo le cui potenzialità furono stimate nell’ordine di 500 milioni di tonnellate.

A partire dalla seconda metà degli anni Trenta il territorio sulcitano assunse progressivamente un ruolo di straordinaria importanza nel quadro delle politiche energetiche perseguite dallo Stato. Società e imprese che all’epoca erano all’avanguardia in Europa per capacità tecniche e di progettazione, furono chiamate a realizzare i numerosi edifici e le infrastrutture che il piano di razionale ed intensivo sfruttamento prevedeva. Tra queste, la più importante fu certamente la Società Ferrobeton di Roma cui si deve la paternità di molte importanti realizzazioni.

Nel giro di pochi anni alle vecchie miniere di Bacu Abis, Terras de Collu e Sirai, si aggiunsero nuove concessioni. Il 18 dicembre 1938 veniva inaugurata la città di Carbonia, edificata a bocca della grande miniera di Serbariu. La nuova città fu concepita quale centro amministrativo del distretto minerario e destinata ad ospitare gli operai che confluivano nella zona provenendo da tutta Italia. Questi, infatti, passarono dalle 433 unità nel 1934 a 15.239 nel 1939. Ad essa si affiancarono i villaggi di Cortoghiana e Bacu Abis.

Nel 1939-40, era predisposta nella parte centrale del bacino, l’apertura di nuove grandi miniere: Seruci, Nuraxi Figus e Cortoghiana Nuova, preventivate per 1.000.000 di tonnellate di minerale ciascuna. La produzione passò dalle 54.242 tonnellate del 1934, alle 911.000 del 1939, per divenire ben 1.295.000 nel 1940.

 


Una locandina dell’ACaI edita negli anni della Seconda Guerra Mondiale (Arch. PGSAS)


L'imprenditore piemontese Guido Segre (Arch. PGSAS)


Carbonia e Arsia in Istria, impianti estrattivi dell’ACai in una réclame degli anni 40 del 900 (Arch. PGSAS)


Istria, Miniera di Arsia. Pozzo Tito già Pozzo Littorio. Gli impianti erano controllati dall’AcaI (Foto Alberto Monteverde PGSAS)


La Miniera di Serbariu a Carbonia nel 1940. Il personale si avvia ai pozzi per il turno di lavoro in galleria (Arch. PGSAS)


Il cantiere minerario di Seruci. Il suo sfruttamento fu avviato alla fine degli anni 50 da parte della Società Mineraria Carbonifera Sarda, che progettò e gestì l’attività estrattiva con metodi d’avanguardia (Arch. PGSAS)


Cortoghiana. Piazza Venezia. Il borgo minerario fu inaugurato nel 1942 (Arch. PGSAS)