L’avviamento
del Bacino carbonifero del Sulcis, la costruzione dell’abitato di Carbonia e l’ampliamento
del porto di Sant’Antioco suggerirono alla Società Mineraria Carbonifera Sarda,
titolare degli impianti d’estrazione, la realizzazione di una grande centrale
termica a bocca di miniera per il potenziamento delle attività industriali. Nel
1939 veniva inaugurata la moderna Centrale Termoelettrica di Santa Caterina, la
prima in Italia idonea a utilizzare il carbone Sulcis polverizzato.
L’impianto
fu realizzato dalla ditta Ferrobeton in agro di Palmas Suergiu, all’imboccatura
dell’istmo che collega l’isola di Sant’Antioco alla Sardegna. Il fabbricato,
edificato in riva al mare donde prelevava l’acqua necessaria al funzionamento,
si componeva di quattro corpi contenenti rispettivamente i generatori di
vapore, i distillatori dell’acqua marina con le pompe d’alimento, i
turbo-alternatori, i quadri da 5 KV.
I generatori di vapore, realizzati dalla Ditta Gefia, utilizzanti il carbone Sulcis polverizzato, erano del tipo a irradiazione totale, a unico passaggio di gas verso l’alto, capaci di produrre 500 chilogrammi all’ora di vapore. Nella sala macchine erano installati quattro gruppi turbo-alternatori più quello per i servizi ausiliari eroganti una potenza complessiva di 40.320 Kw. Due gruppi oltre a quello dei servizi ausiliari erano stati forniti dalla Stal, gli altri due dalle Ditte Tosi-Brown Boveri. L’apparecchiatura elettrica a 5 KV era installata in un apposito fabbricato quadri; quella a 70 KV, compresi i 3 trasformatori 5/70 KV era invece all’aperto. L’alimentazione del carbone avveniva mediante un sistema di rotaie su cui scorrevano i carri tramoggia che convogliavano il minerale a due mulini atti alla sua macinazione.
La
centrale entrò in esercizio nel 1939. Negli anni della seconda guerra mondiale
assicurò la vitale fornitura elettrica non solo al complesso industriale del
bacino carbonifero ma anche all’area metropolitana di Cagliari attraverso un
articolato collegamento in rete.
Nel settembre del 1943 i soldati tedeschi in ritirata asportarono il 4° gruppo turbo-alternatore. Il macchinario sarà poi parzialmente recuperato in Germania al termine del conflitto e rimesso successivamente in opera. Una quinta caldaia fu attrezzata dopo il 1950 in virtù degli aiuti statunitensi del Piano Marshall.
La centrale cessò il servizio nel 1963 chiudendo definitivamente nel 1965.
La Centrale termoelettrica di Santa Caterina in attività alla fine degli anni 50 del secolo scorso (Arch. PGSAS)
Palmas Suergiu, novembre 1938. La nuova centrale in costruzione (Arch. PGSAS)
La centrale ormai in pieno esercizio (Arch. PGSAS)
L’ingresso alla sala macchine della Centrale con la monumentale scalinata a due rampe, come si presenta oggi (Foto Alberto Monteverde PGSAS)
Le leganti finestrature a nastro (Foto Alberto Monteverde PGSAS)
Impianti sperimentali realizzati dall'ENEL negli anni 70 del secolo scorso (Foto Alberto Monteverde PGSAS)
Isolatori in ceramica sopravvissuti allo smantellamento degli impianti (Foto Alberto Monteverde PGSAS)

Amministrazione Trasparente
Albo Pretorio