Risale ai primi decenni del XIX secolo la scoperta di significativi affioramenti di minerali antimoniferi nella regione del Gerrei. Tuttavia, fu solo nel 1854 che l’imprenditore Francesco Ferro dava corso ad una serie di promettenti prospezioni minerarie nell’agro di Villasalto.
Nel 1880, con un consistente investimento degli imprenditori Carlo Rogier e Giuseppe Carcassi, cominciava l’attività un primo impianto estrattivo ubicato poco distante dall’abitato di Villasalto.
La produzione della miniera di Su Suergiu, così denominata per via dalla presenza nella zona di numerose querce da sughero, suergiu in lingua sarda, si manifestò subito interessante. Nel 1882 ai due coraggiosi imprenditori si aggiungeva il toscano Carlo Scandiglia.
Fermamente convinto della bontà dell’impresa, questi realizzò a bocca di miniera la prima fonderia di antimonio della Sardegna che a regime fu in grado di produrre oltre trenta tonnellate di solfuro di antimonio al mese.
Nonostante la redditività degli impianti, nel 1889 i tre imprenditori erano costretti a cedere la miniera alla Società Anonima Miniere e Fonderie di Antimonio, azienda leader del mercato italiano, che conferì un rinnovato impulso alle attività estrattive. Il potenziamento degli impianti permise di aumentare la produzione di Ossido e di contrarre quella di Solfuro liquato. L’ossido veniva convertito in metallo nell'officina della Società a Livorno, mentre il solfuro veniva macinato, classificato quindi posto sul mercato.
La miniera di Corti Rosas
Frattanto entrava in piena operatività anche l’impianto estrattivo della Miniera di Corti Rosas, ubicata a pochi chilometri dall’abitato di Ballao. Come a Su Suergiu, era qui presente un significativo giacimento di minerali di Antimonio il quale, sebbene meno ricco, era tuttavia più regolare. I due impianti costituiranno a lungo un unico complesso industriale. Agli inizi del nuovo secolo, a dispetto delle oscillazioni di mercato e delle significative difficoltà tecniche, il complesso estrattivo era ormai tra i più importanti del giovane Regno d’Italia.
La Grande Guerra
Nel 1908, nonostante la crisi che comportò il licenziamento di numerosi lavoratori, presso gli impianti di Su Suergiu fu realizzata una centrale elettrica, ammodernato l’apparato di frantumazione, riordinati i sistemi di captazione dei fumi in fonderia, costruito un forno a vento per le scorie, rinnovati i fabbricati.
Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale conferì un rinnovato impulso alle attività estrattive. Le produzioni, che ascesero all’86% del totale italiano, furono interamente assorbite dall’industria nazionale impegnata in uno sforzo senza precedenti.
Il termine del conflitto significò un periodo di crisi che comportò licenziamenti e contrazione delle produzioni. Nel 1925 pacchetto di maggioranza della Società Miniere e fonderie di Antimonio era acquisito dal gruppo minerario Montevecchio. La Montevecchio aumentò il capitale sociale e la produttività. Alla produzione di metallo nel 1930 si aggiunse quella di un ossido denominato Italox, prodotto in innovativi forni a muffola capaci di raggiungere i 1.800 gradi Celsius, ideati dall’Ingegner Arcangelo Bernardini.
A partire dal 1935, in ossequio alle politiche autarchiche attuate dal regime in occasione della campagna d’Etiopia, le produzioni degli impianti furono incrementate giungendo a 1.700 tonnellate annue di minerale trattato. Dopo lo scioglimento della Montevecchio, nel 1941, anche per esigenze dettate dall’economia di guerra, gli impianti passavano all’Azienda Minerali Metallici Italiani, società controllata dallo Stato.
L’epilogo
Il secondo dopoguerra vide la progressiva contrazione delle attività estrattive. Negli anni Sessanta solo la fonderia permaneva in attività trattando minerale importato dalla Turchia e dalla Cina.
Nel 1968 cessavano le attività di ricerca e di coltivazione a Su Suergiu mentre presso l’impianto di Corti Rosas l’attività estrattiva continuerà fino agli anni Settanta.
Nel 1979 la concessione della miniera di Su Suergiu passava alla società SAMIM del gruppo ENI con la speranza di una ripresa dell’attività. Nel 1986 l’ENI cedeva la concessione alla SIM la quale poco dopo rinunciava alla concessione passando infine gli impianti al Comune di Villasalto.
Le odierne realtà culturali e turistiche
Il sito dell’antica Miniera di Su Suergiu è oggi una realtà culturale e turistica di notevole valore. E’ infatti possibile visitare il borgo minerario, le strutture della fonderia per il trattamento dell'antimonio che fu tra le più importanti al mondo e l’elegante palazzina della Direzione ove è allestito un affascinante museo minerario. Gli imbocchi delle gallerie sono collegati da piacevoli sentieri con numerose zone di sosta e ristoro.
Per il sito di Corti Rosas il Comune di Ballao ha predisposto un progetto articolato e originale, volto alla valorizzazione dei vecchi impianti estrattivi e dei vari edifici industriali, di particolare fascino e sicuro richiamo turistico.
Gli impianti di Su Suergiu negli anni 50 del secolo scorso (Arch. PGSAS)
I caseggiati industriali come si presentano oggi. (Foto di Stefano Sernagiotto - PGSAS)
La palazzina che un tempo ospitava gli uffici della Miniera di Su Suergiu. Oggi vi è allestito un interessante museo minerario (Foto Alberto Monteverde - PGSAS)
Una veduta del sito minerario di Corti Rosas (Foto Monumenti Aperti)
L'imboccatura della Miniera di Corti Rosas negli anni 30 del secolo scorso (ARCH. PGSAS)
L'imbocco della miniera, oggi. (Foto Alberto Monteverde - PGSAS)

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