Miniera di Seruci – Gonnesa (SU)

Serucci - foto G. Alvito

Miniera di Seruci

Seruci - Gonnesa (SU)

Categoria Sito: Minerario

Seruci, con le consorelle e coetanee miniere di Serbariu, Cortoghiana e Nuraxi Figus, costituirà il poker d'assi della "Società Mineraria Carbonifera Sarda" che dal 1933 era stata chiamata dal governo ad un grande sforzo produttivo per liberare il nostro Paese dalla dipendenza energetica dall'estero. Questo compendio minerario - situato in comune di Gonnesa – può essere ricordato come la porta d'ingresso di quel notevole giacimento che farà ottenere, all'industria estrattiva sarda, l'attestato d'eccellenza in tutt'Europa. Va ricordato che l'individuazione del giacimento fu dovuta ad una geniale intuizione geologica del dottor Riccardo Jaffé: mentre per circa ottant'anni s'era scavato verso est, dalla primogenita miniera di Baca Abis verso Gonnesa ed Iglesias, furono i sondaggi da lui fatti eseguire in direzione ovest, verso il mare, a far rilevare la presenza di una dimensione giacimentologica fino ad allora insospettata (e con una migliore qualità del minerale). Per la storia, la prima concessione per Seruci era stata data alla "Mineraria di Bacu Abis" nel 1923, ma la vera data di nascita di questa miniera la si deve indicare nel 1938, anno in cui iniziarono le produzioni. Furono effettuati degli importanti investimenti per ottenere un ammodernamento delle strutture di superficie e per tracciare nuove gallerie, con uno sforzo finanziario senza precedenti. Anche le quantità prodotte avrebbero accompagnato questo forte impegno: le circa 100 mila tonnellate estratte nel 1938 sarebbero divenute poco più di 190 mila l'anno dopo e poco meno di 250 mila nel '42. Peraltro, dopo gli anni di grandi produzioni, il declino sarebbe iniziato alla fine degli anni '40, allorquando i valori di mercato del carbonsulcis non coprirono più i costi di produzione. Si pensò allora ad utilizzazioni "a bocca di miniera", collegandole in prima battuta alla produzione di concimi chimici per l'agricoltura (piano Giacomo Levi), e, successivamente, ad una potente centrale termoelettrica (piano Giorgio Carta). Purtroppo neppure questa soluzione con il trasferimento all'ENEL, avvenuto nell'ottobre del 1964, avrebbe evitato la chiusura negli anni '70. Oggi Seruci, come Nuraxi Figus, è in concessione alla "Carbosulcis spa", società controllata dalla Regione Sardegna.

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